sabato 29 gennaio 2011

DIAMANTE (Elementi nativi) - DIAMOND (Elements native)

    


DIAMANTE
C

SISTEMA: Cubico
DUREZZA:  10
DENSITÀ: 3,52
SFALDATURA: Ottaedrica perfetta
FRATTURA: Concoide
COLORE: Incolore, allocromatico
COLORE DELLA POLVERE: Bianco
LUCENTEZZA: Adamantina

Costituito da carbonio puro, il diamante è il minerale più duro che si conosca. E’ tuttavia molto fragile. Ha una lucentezza molto viva, quasi metallica, che viene definita appunto ‘adamantina’. Molti cristalli appaiono fluorescenti ai raggi ultravioletti. I cristalli hanno per lo più la forma di ottaedro di esacisottaedro (48 facce triangolari), spesso con superfici curve. Sulle facce dell'ottaedro si possono talora osservare piccole incisioni triangolari dette ‘trigoni’. Per geminazione di due ottaedri si possono formare cristalli piatti a forma di triangolo smussato. È incolore o azzurrino, gialliccio fino a bruno. La trasparenza è assai limitata nelle varietà microcristalline nere (carbonado) o a struttura fibroso-raggiata (bort). Le dimensioni dei cristalli variano moltissimo: da frazioni di millimetro e di milligrammo fino a parecchi centimetri e ai 621 grammi (3106 carati) del diamante Cullinan.


CARATTERI DIAGNOSTICI

Oltre alla lucentezza caratteristica e al "fuoco" (la dispersione cromatica dovuta a riflessioni interne che generano vivaci luci policrome), il diamante è inconfondibile per la sua durezza, la più alta conosciuta.


ORIGINE

I diamanti si sono formati a qualche centinaia di chilometri di profondità, in quella zona della crosta della Terra detta mantello. I cristalli sono stati poi trascinati in superficie attraverso condotti vulcanici esplosivi da una roccia ricca di olivina detta kimberlite, dalla località sudafricana dì Kimberley.


GIACIMENTI E USI

I giacimenti possono essere primari o secondari. Nel primo caso i diamanti si trovano ancora inglobati nella loro roccia madre, la kimberlite; nel secondo caso, sono stati isolati dall'erosione e trasportati altrove dalle acque correnti. I più antichi giacimenti conosciuti sono quelli, ormai esauriti, dell'India peninsulare. Nel 1725 furono scoperti giacimenti in Brasile e nel 1867 in Sudafrica. Negli anni '50 furono individuati grandi giacimenti in Siberia e negli anni '70 in Australia. Altri giacimenti noti sono quelli del Borneo e del Venezuela.
Per la sua durezza il diamante viene usato come abrasivo, per tagliare il vetro e per armare le teste delle perforatrici. Il suo utilizzo più noto, ma non il principale, è quello gemmologico, al quale viene destinato circa un quarto della produzione mondiale.


USO GEMMOLOGICO

Il maggiore pregio di questa gemma consiste nell'assenza di colore e di impurezze. Rispetto a quelli incolori hanno minor valore i cristalli debolmente azzurrini, quindi quelli giallognoli o brunastri. Dopo essere stati selezionati, i diamanti vengono sottoposti al taglio usando lame diamantate e sfruttando particolari direzioni lungo le quali la durezza è minore. Se il taglio è ben eseguito, mette in buon risalto il "fuoco". Una gemma tagliata male, invece, deve venire ritoccata per raggiungere l'effetto desiderato: la conseguente perdita di peso sì traduce in una perdita di valore.
Il diamante viene tagliato a brillante (termine impropriamente usato a volte per indicare il minerale, ma che si riferisce esclusivamente a un tipo di taglio rotondo con 58 faccette applicabile a qualsiasi gemma), sfruttando l’abbastanza facile sfaldatura secondo I'ottaedro. Si parte da questa forma geometrica (due piramidi quadrangolari sovrapposte) asportandone i cinque noni della piramide superiore e un nono di quella inferiore, per ottenere la larga faccia del brillante (tavola) e la faccetta terminale inferiore. Le successive sfaccettature sono ottenute usando polvere di diamante (oppure di bort o di carbonado). Oltre alle numerosissime varianti del taglio classico a brillante, si praticano diversi altri tagli, fra cui quelli a smeraldo, triangolare, ovale, a stella, a tavola, a pendeloque, a princess ecc.
Nel 1905 in una località del Transvaal (Sudafrica) venne trovato un diamante di eccezionale grandezza (3106 carati): il proprietario delle miniere si chiamava T.V. Cullinan, e da lui ha preso nome sia il diamante sia la località. In seguito fu tagliato in 36 gemme, fra cui il Cullinan I o Stella d'Africa (530 carati), che fa parte del tesoro della Corona britannica, e il Cullinan II (317 carati). Fra gli altri diamanti celebri, intorno ai quali sono nate vere e proprie leggende, si ricordano il diamante azzurro di Hope (45 carati), conservato alla Smithsonian Institution di Washington e ritenuto foriero di disgrazie, quello verde di Dresda (41 carati), custodito nel Griines Gewólbe della stessa città; il Regent (137 carati) e il Sancy (55), già appartenuti a Luigi XIV e ora al Louvre di Parigi; e il Koh-i-Noor (108 carati), conservato nella Torre di Londra.






PER RITA

...una pietra preziosa per una donna preziosa....