domenica 28 settembre 2014

OCCHIO DI TIGRE - TIGER EYE (Silicati - Silicates)

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L'occhio di tigre è una varietà di quarzo contenente inclusioni di crocidolite. La presenza di queste fibre isoorientate impartisce alla massa un effetto particolare detto gatteggiamento. Viene utilizzato principalmente come gemma per la creazione di gioielli.





RUTILO - Ossidi e idrossili (Rutile - Oxides and hydroxides)


A volte diffuso in grandi depositi alluvionali, il rutilo ha normalmente colore rosso, giallo oro o bruno; le varietà ferrifere però sono nere (nigrina), mentre quelle contenenti niobio e tantalio presentano una tinta per lo più grigio-nerastra. 
Cristallizza in individui prismatici, tozzi o allungati, con striature verticali, o più raramente in cristalli piramidali. Frequenti sono i geminati, specie nella caratteristica forma "a ginocchio".
Quando è incluso nel quarzo, tuttavia, si presenta in lunghi e sottilissimi aghi, simili a capelli, rettilinei o più spesso ricurvi, di un colore variabile dal bruno-rossiccio al giallo e dalla lunghezza che talvolta supera i 2-3 cm.

CARATTERI DIAGNOSTICI - Di rado trasparente e dotato di una viva lucentezza adamantina, in genere è opaco o traslucido. 
Duro e pesante, facilmente sfaldabile e fragile, è infusibile e inattaccabile dagli acidi. Facilmente riconoscibile all'analisi chimica. Si distingue dalla brookite e dall'ottaedrite per la tipica forma dei cristalli.

ORIGINE - Oltre che come accessorio di rocce intrusive (graniti, sieniti, dioriti) e metamorfiche (gneiss, micascisti), il rutilo si rinviene ben cristallizzato in fessure alpine, dolomie e calcari cristallini, ma soprattutto è diffuso nelle sabbie derivate dalla disgregazione delle rocce madri.

GIACIMENTI - I migliori esemplari lucentissimi e di forma perfetta provengono dalla Grave Mountain (Georgia) e dalle White Mountains (California). In alcune località norvegesi (Krager)
questa specie è abbondante nei filoni ricchi di apatite; così pure in alcune rocce ricche di orneblenda della Virginia (Roseland). 
Nelle zone alpine il rutilo si presenta generalmente ben cristallizzato: famose le località svizzere della Binnental e di Cavradi (Grigioni), dove spesso i cristalli si presentano in concrescimento regolare su lamine di ematite. 
Ottime cristallizzazioni si rinvengono in vene di quarzo bianco presso Castione (Canton Ticino). 
In Austria buoni campioni furono trovati a Modriach (Stiria). 
Dal Brasile provengono campioni aciculari di colore giallo, inclusi per lo più nel quarzo.
Abbondante anche in Italia: bei cristalli si rinvengono all'Alpe Devero e nella dolomia di Crevoladossola (Verbania), nella quarzite di Oropa (Biella), in Val Malenco (Sondrio) e in vari punti dell'Alto Adige

USI - Il rutilo si coltiva in importanti giacimenti di Norvegia, Brasile, Stati Uniti o Australia, dove si trovano anche grossi cristalli. E' un importante minerale industriale da cui si estrae il titanio, metallo ampiamente utilizzato nella fabbricazione di acciai speciali e di leghe.




ROSA DEL DESERTO - Solfati (Desert Rose - Sulphates)

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Molto note sono le rose del deserto, aggregati di gesso a rosetta, spesso inglobanti granuli di sabbia, di colore giallo-rosato. Il gesso è tenero e ha una perfetta sfaldatura in lamelle e scagliette sottilissime.
Il gesso che compone le rose del deserto cristallizza nel sistema monoclino in aggregati a forma di lente in cristalli piatti più sottili alle estremità.

La rosa del deserto è una formazione minerale comune nei paesi desertici. Di colore che sfuma dall'arancione al giallo-ocra è un aggregato di cristalli di gesso che si forma in ben determinate condizioni ambientali e climatiche.

La ricerca e la raccolta delle rose del deserto è un business legato al turismo. Sono i nomadi del deserto che si dedicano a questo lavoro ricavandone un misero guadagno. In alcuni casi le rose si possono trovare direttamente in superficie, quando il vento le libera dalla sabbia, ma se non vengono raccolte le piogge provvedono a riportare il gesso in soluzione e quindi a sfaldare il cristallo. Normalmente gli aggregati sono sepolti sotto alcuni metri di sabbia e vengono individuati con sonde metalliche. Una volta individuati si scava un tunnel orizzontale e si estraggono gli agglomerati intatti.