domenica 11 gennaio 2015

VIVIANITE - Fosfati (Phosphates)



VIVIANITE

Fe3(PO4)2*8H2O

SISTEMA - Monoclino
DUREZZA - 1,5 - 2,0
DENSITA' - 2,6 - 2,7
COLORE - Incolore, bianco, blu-verdastro, blu-indaco, blu scuro
LUCENTEZZA - Vitrea, grassa, madreperlacea


Questo fosfato abbastanza comune si presenta in cristalli prismatici perfettamente sfaldabili, spesso arrotondati, lanceolati e di dimensioni gigantesche (cristalli lunghi anche più di un metro) o in individui tabulari riuniti talora in gruppi stellati, oppure in patine, incrostazioni, noduli terrosi nelle argille.

CARATTERI DIAGNOSTICI - incolore o bianca se fresca, la vivianite comincia rapidamente a diventare azzurra, blu scura, verde-blu per alterazione. Molti cristalli sono perfettamente trasparenti o traslucidi.

ORIGINE - Può originarsi come minerale secondario del cappellaccio di molti giacimenti a solfuri, oppure per alterazione di fosfati primari nelle pegmatiti, oppure ancora in depositi argillosi lacustri per azione di acque ricche di ferro su materiali organogeni fosfatici. 
È anche presente in depositi lignitici e di ferro sedimentario dei bacini d'acqua dolce.

GIACIMENTI E USI - I cristalli più grandi del mondo (massimo circa 130 cm), isolati o in gruppi raggiati, provengono dalle argille lacustri di Anloua presso Ngaoundéré nel Camerun; bei cristalli trasparenti sono stati trovati a Llallagua in Bolivia, a Bingham nello Utah e nell'Idaho. 
In Italia la vivianite è nota in patine e microcristalli come prodotto di alterazione della graftonite nella pegmatite di Olgiasca, nelle argille della miniera cinabrifera di Pietrinieri in Toscana e di San Giovanni Valdarno presso Arezzo.

Di grande interesse collezionistico, può trovare impiego (se presente in notevole quantità) nell'industria dei coloranti.



PIROMORFITE - Fosfati ( Pyromorphite - Phosphates)




PIROMORFITE

Pb5(PO4)3Cl

SISTEMA - Esagonale
DUREZZA - 3,5 - 4,0
DENSITA' - 6,7 - 7,0
COLORE - Incolore, allocromatico
LUCENTEZZA - Da adamantina a resinosa


I cristalli sono poveri di forme, però molto frequenti. Generalmente la piromorfite si presenta in individui con abito nettamente prismatico, sia allungati sia tozzi o anche tabulari, talvolta arrotondati e panciuti o con facce cavernose perché interessate da piccole cavità.
La terminazione dei cristalli è prevalentemente piatta, ma può essere anche a punta. 
Il minerale, però, compare anche in aggruppamenti quasi paralleli di sottili cristalli prismatici, oppure in masserelle globulari, reniformi, botrioidali, o ancora sotto forma di incrostazioni. Il colore è variabilissimo: oltre al verde di varie tonalità, si hanno tinte gialle, aranciate, brune, grigie; non mancano tuttavia piromorfiti incolori o bianche; la polvere, invece, è sempre bianca. 
La lucentezza varia da adamantina a resinosa.

CARATTERI DIAGNOSTICI - È solubile in acido nitrico e al cannello fonde facilmente in un globulo che, raffreddandosi, evidenzia facce cristalline.

ORIGINE - La piromorfite è un minerale secondario che si forma nella zona di ossidazione dei giacimenti piombiferi, dove si trova talvolta anche pseudomorfa su altri mInerali di piombo, come galena e cerussite.

GIACIMENTI E USI - Trattandosi dì una specie diffusa, è nota in molte località italiane, tra cui il Monte Falò e l'Alpe Pirio, in comune di Gignese, presso Stresa (Verbania), dov'è stata rinvenuta in bei cristallini allungati di colore verde intenso; sotto forma di incrostazioni cristalline anche estese e di colore giallo-verde è presente in Val Brembana, nel Bergamasco. Campioni veramente splendidi provengono dalla miniera abbandonata di Cinquevalli, presso Roncegno (Valsugana, Trento), e da varie miniere cagliaritane. 
Località europee famosissime per aver fornito eccellenti esemplari sono Usse, in Francia; Bad Ems, vicino a Coblenza, in Germania; Leadhills, in Scozia; Pribram, in Boemia.

La piromorfite ha scarsa importanza industriale, ma è di notevole interesse collezionistico per merito del gradevole aspetto di molti esemplari.